Promemoria della Brigata Silvio Trentin

Collocazione: Archivio CASREC Busta 9 fascicolo 3.1

21 fogli dattiloscritti

Questo memoriale documenta l’attività partigiana della Brigata “Silvio Trentin” a Padova, operativa dal novembre 1943. La lotta ebbe inizio con la propaganda, come la distribuzione di 200 numeri di “Fratelli d’Italia” in un solo giorno. Nel dicembre del 1943, si passò poi al reperimento di esplosivi, trasportando un quintale di tritolo in treno da Venezia. Viene narrata la vicenda della mina posta nell’ufficio del Prof. Ferraboschi, redattore e direttore del giornale “Il Bo”. Le infrastrutture elettriche furono bersagliate abbattendo piloni dell’alta tensione a Salboro per fermare le fabbriche. Cruciali furono le azioni ferroviarie, come il brillamento del ponte di Loreggia che bloccò la linea Valsugana per dieci giorni. In un’altra missione, il ponte ferroviario di Ponterotto venne minato dopo aver disarmato e legato le guardie della milizia. Gli assalti alle caserme fruttarono armi preziose, come in via Rogati, dove furono prelevati 92 moschetti, 12 pistole e 1772 proiettili. Un’azione mirabile vide i partigiani travestiti da militi catturare con l’inganno l’intera caserma di Piombino Dese. Presso il Bassanello, l’assalto alla caserma dell’Aeronautica permise il recupero di autocarri carichi di gomme e munizioni.

La Brigata curò anche l’informazione clandestina fondando il giornale “Il Maglio”, ideato dal comandante Renato Pighin. Il memoriale ricorda il sacrificio dei capi, tra cui lo stesso Pighin, caduto per tradimento nel gennaio 1945. Nonostante le perdite, la Brigata continuò a colpire magazzini nemici per distribuire zucchero e calzature ai reparti. L’attività di disturbo si intensificò con il lancio di manifesti antifascisti nei principali cinema e teatri della città. Ogni atto di sabotaggio era una risposta alle violenze naziste, come l’impiccagione di ostaggi ai ponti distrutti. Il documento culmina con l’insurrezione finale del 26 aprile 1945, avviata da 22 arditi a nord di Padova.