L’articolo riporta nel dettaglio le nefaste vicende che portarono all’impiccagione di Flavio Busonera nell’eccidio di via Santa Lucia il 17/08/1944. Busonera, nasce ad Oristano il 28/07/1894. Dopo aver combattuto nel primo confilitto mondiale come tenente di cavalleria si laurea in medicina al termine del conflitto. Inizialmente socialista, in seguito aderisce al Partito Comunista, motivo a causa del quale con l’avvento del fascismo viene fatto oggetto di una serie di vessazioni, tra le quali la rimozione dal grado di tenente di complemento in congedo. La sua attività di medico condotto lo porta ad esercitare da Sarrok (Cagliari) al continente, più precisamente a Rottanova di Cavarzere (dopo un periodo passato in Friuli) dove si distingue nell’assistenza alla popolazione della zona. La caduta di Mussolini sancisce l’inizio dell’attività resistenziale di Busonera che in breve diviene figura fondamentale per le formazioni partigiane nell’area di Cavarzere, Chioggia e della Bassa Padovana. Si distingue per il soccorso ai prigionieri di guerra alleati fuggiti dai campi e il recupero di armamenti sia da soldati sbandati che tramite aviolanci, oltre che, ovviamente, per la sua attività di medico. Stretti sono i suoi legami con l’ingegnere Otello Pighin, celebre comandante della brigata “Silvio Trentin”, attiva nel padovano e non solo. Probabilmnete è proprio la sua attività di uomo di medicina a causarne la cattura, in circostanze non del tutto chiare il 26 giugno del 1944. Alla cattura farà poi seguito la rappresaglia di via Santa Lucia, nella quale saranno impiccati Busonera ed altri due partigiani, dopo dalla fucilazione di altri sette detenuti a Chiesanuova (tra i quali Luigi Pierobon). La rappresaglia nasce nasce dall’omicidio del colonnello Bartolomeo Fronteddu, pluridecorato e mutilato di guerra, freddato proprio in via Santa Lucia il 16 agosto 1944. Sin da subito si comprende che le circostanze della sua uccisione sono poco chiare, la matrice partigiana è tutt’altro che certa, anzi, le autorità tedesche in breve vengono a conoscenza di una possibile pista passional. Il prefetto Menni però è irremovibile: vuole la rappresaglia, e la vuole in particolare contro il medico oristanese pur essendo al corrente dell’estraneità dei cospiratori resistenti ai fatti, come emergerà da un processo a suo carico tenutosi nel giugno del 1945. L’articolo parla di doppia innocenza di Busonera proprio in questo senso, in primis per non aver commesso il fatto e in seconda battuta per la chiara volontà di portarlo sul patibolo da parte di Menna, anche di fronte ad un’opinione contraria delle autorità naziste e fasciste. Viene così a barbaramente ucciso un personaggio di spicco nel panorama resistenziale veneto; i reali colpevoli saranno arrestati e processati nel settembre del 1944, tutti criminali comuni assoldati dall’ufficiale tedesco, come anche sarà processato il prefetto Menna nel 1945. Condannato a morte, la sentenza di condanna sarà poi trasformata in ergastolo, ridotto il 7 aprile del 1954 a soli due anni di reclusione.
Flavio Busonera, due volte vittima innocente.
Autore
Napoli Antonio
Titolo
Flavio Busonera, due volte vittima innocente.
Anno
1996
Rivista di provenienza
In materiali di storia del movimento popolare e operaio veneto, n°7 dicembre 1995
Collocazione
Csel
Parole chiave
esecuzioni ed eccidi nazifascisti
